S I L V I A   C I O F I   B A F F O N I 

 

CASA DEL PASSATO

Umido odore di tigli

scalpiccii nel bagnato

di foglie,

passi,

pesanti o leggeri,

chiudono l'attesa.

Casa ri-trovata,

infanzia perduta.

CASA DEL PRESENTE

Siamo approdati qui,

a questo guscio ricamato,

a inanellare gli anni ad uno ad uno

custode di fatiche.

Questa stufa-tepore di futuro,

queste finestre piccole gli occhi loro sul mondo.

E fra poco è tempo di ripartire.

CASA IDEALE

Aspetto - impaziente - che tu arrivi,

con l'ossatura ben piantata a terra

e con i fianchi rotondi

                  e niente spigoli.

 

Aspetto - smaniosa - che tu arrivi,

fatta di silenzio

e penombre

                 o di rumori assordanti di acqua che scroscia.

 

Aspetto - esausta - che tu arrivi,

con i piedi nell'acqua salata,

e ti metta a riposare con me

                 

                            per goderti vicino alla pianta di capperi.

 

***

Ti rivedo a covare, bambina,

sogni adulti nella casa grande

scorrevano visioni impossibili di mondi migliori.

Ragazza, le narici assorbono denso

l'odore sfatto di fiori di tiglio dopo la pioggia,

stucchevole, esoso

a tratti,

di morte

GATTO

siamo fatti per accudire

figli o gatti

stretti

in una coltre di noia e

acuti guizzi.

POLVERE

angoli  casalinghi

urtati con violenza,

svolazzano ventate

di laniccio caldo - quasi di cuccia -

in spirali di galassie fredde

e paralleli binari

 

siamo polvere

da spararsi.

 

*** 

angoli  casalinghi

urtati con violenza

di  ventate svolazzano

laniccio caldo - quasi di cuccia -

in spirali di galassie fredde

e paralleli binari

 

siamo polvere

da spararsi.

 

MURO

         Sbalza il timpano indietro

ritornano le parole pronunciate mille a mille.

 

Il muro non cede, il granito non apre a nulla

                                                        nemmeno ad una fessura per le nipitelle

 

Solo crepe

                                                                                                       in faccia.

NIDO

filtrano tra pareti

come piume accosciate

sentori dal mondo

smorzati

diventano lievi,ne godo

ma a volte urlo

 

***

pareti come piume

accosciate

lasciano filtrare

sentori

dal mondo

smorzandoli

e diventano lievi e ne godo

ma a volte urlo

 

OGGETTO CHE ANCORA LA CASA

        come prora dagli occhi dipinti

(immaginifica)

         come scheletro resiliente

a questo vento da nord

         come polena con il mare da calmare

flessuosa e resistente

         è l'armatura mobile che regge,

fatta di visioni e di petto.

 

PAVIMENTO

pavimento-specchio verde-cobalto

lucidato anni '70

(scivolosissimo)

dove fuggire dai sogni di perfezione

(con le pattine ai piedi)

ANGOLO

acuto angolo

bianco di dolore

stretto in bernoccoli

coi pattini a rotelle

- indossati di nascosto

 

BAGNO

Sgocciolo il sonno sul lavandino

dopo una notte insonne di uomini o bambini

il corpo sfila davanti

allo specchio annebbiato.

 

Rincorro lucidità squillante mattutina

cerco interfaccia col mondo.

 

CANCELLO

20 dicembre 2017

 

si socchiude,

cigolante di ferro

si scrosta

di ruggine

qualche scaglia

come cioccolato

 

concluso quest'attimo

 

si apre un continente

 

alla barriera degli anni.

 

CAMERA

Armadio

L'armatura di cassetti e grucce

satura il legno bucherellato

a goccia a goccia.

A ognuna il suo riparo:

cabina per sogni velati,

turbamenti da appendere

- come scorte.

Comodino

Sbalzi di tensione,

lampadine che scoppiano

e lì di notte torri di libri

- identiche ai due lati del letto -

a governarli,

guardiani-spie di sussurri o strazi,

tralicci-colonne dalle collane avvolgenti.

Letto

Le lenzuola si aprono a tratti

ali ad accogliermi,

uccello stanco e bianco

in attesa di stendersi.

A tratti si chiudono, respingenti e serrate.

Resto fuori nel tentativo di ripescarle con le dita dei piedi.

SALOTTO

Divano

Sconosciuta affondo

in tappezzerie fastose

di fatiche materne,

fiori sgualciti

da levarti la pelle.

Un'adolescenza a morire

questa stagione.

Tv

Tornavo distrutta.

Troppi ragionamenti,

troppe esplorazioni

su piste inusitate.

Quel pulsante lo accendevo

con la mano:

il tubo catodico iniziava

a sputare

immagini azzurrognole

sbrilluccicanti

- bazooka della mente,

subito pronto ad annientare

ogni neurone critico.

Silenzio cerebrale.

Libreria

Quando ho paura cerco conforto

nelle righe di una pagina,

quando la curiosità incombe pressante

mi tuffo nel tesoro di parole

alla ricerca di ori luminosi

nei libri arruffati di tempo.

Attraversando la casa

ammiro scaffali ricolmi

porto sicuro per tutte le tempeste.

FINESTRA

Guglie di ghiaccio

elévano materia sottile,

venti radenti

ululano pensieri affilati.

Solo la neve cade morbida

- senza angoscia.

Vetri gelati

urlano il proprio nitore,

guglie di ghiaccio

elevano materia sottile,

venti radenti

ululano pensieri affilati,

lontano.

Solo la neve cade morbida

- senza angoscia.

CUCINA 

Forno

1° giugno 2017

 

mia madre gonfiava

l'amore in forno

bollente bocca per nutrirci.

 

lievitazioni intense,

rigonfiamenti,

profumi privati.

 

elettriche le fiamme

e chiuse dentro mura.

(silvia)

 

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L'amore di mia madre

in forno

bollente bocca scura per nutrirci.

 

Lievitazioni intense,

rigonfiamenti,

profumi privati.

 

Elettriche le fiamme

e chiuse dentro le mura,

niente aie ormai per il pane.

 

Frigo

vuoto

pieno,

accumulo di fame

guerra di scorte

 

figli crescono

io mi dirado

 

bombe di aerei

abbondanza inutile

vuoto

pieno.

 

Da sbrinare.

Lavello

lì si consuma davvero

l'epilogo settembrino

incessante

 

si dilegua

in turbini

tra bucce di pomodoro

e pareti di ceramica

sbeccate

ci metto le mani

in questa tomba,

a toccarla

Tavolo

Quattro zampe ben salde a terra

un piccolo piano di legno rosso,

(i tarli ormai hanno avuto la meglio),

quattro zampe ed un piano

provenienti da oriente

traslocate a fatica per due continenti,

unico bagaglio di un uomo solo

assetato di occidente.

 

Pentola

Scodinzola

l'animo mio

fra uno sbatacchiare

di pentole, bricchi, ferraglie

e caravanserragli

come il quartiere turco

che mi brulica in testa

 

 - rame lucidato all'orizzonte.

 

Posate

Attrezzi umani

per arare campi in fila

di lino imbandito

 

per nutrirsi

o no

 

della forchetta fare

un punzecchiatore

di cuori addormentati

 

del coltello

strumento per il mondo a pezzi

nei momenti ingiusti

 

del cucchiaio d'argento

utensile per raccogliere brandelli

e riassemblare come demiurghi

crete di mondi inconsueti.

Sedia

stavi a giorni d'inverno

muta e orgogliosa

la sedia era minuta

come te sempre più

 

stavi lì

a veglia

nell'aia dei tempi duri

la crocchia ora bianca

 

la seggiolina cinese traballava,

rischiavi di cadere ogni volta

le mani intrecciate

di dolori e di fatica

 

stavi lì

attaccata al calorifero

nel buio di una casa

mai immaginata

 

stavi immobile e presente

nel buio dei miei studi

che neanche concepivi.

 

Ti assorbivo fibra a fibra

come latte materno.

 

Sedia

di veglie

sedia

di nonna

sedia

di storie

sedia

di dolori

sedia

di due cuori.

Lavatrice

da qua osservo

torciglioni di lenzuola rosse

sospinti da forza centrifuga

in cestello d'acciaio.

 

Intercetto cervelli in fuga,

incroci,

calzini spaiati come

lingue sconosciute.

 

Là oltre l'oblò

 

GIARDINO E TERRAZZA

1.

a terra

gialle foglie

strette di melograno

 

qualche rimasuglio

di chicco rosso

 

un'adolescenza alla rovescia

un giardino ribaltato

che cammina all'indietro

 

antica tartaruga

lenta.

 

2.

grande,

in alto

di cotto scheggiato

i tigli

ne lambiscono gli orli

- il babbo li oltrepassa

(batticuore)

 

scivolate di bambini sull'acqua

studi e amori nascosti

 

le basi

 

RIPOSTIGLIO

Secchi e ramazze

scatole di scarpe

da scegliere ogni mattina,

in bilico.

Un parapiglia.

 

Dimenticanze nel buio

(distanze).

 

SCALE

Faccio le scale a rotoloni

girandole di membra

sento il frastuono di ossa,

nel cervello scosse di neuroni

 

indovino il tonfo,

la traiettoria sulla pietra

la macchia nel mondo.

 

 

SOFFITTA

Fitto fitto

ti nascondevi

scrutando i grandi

nel buio angolo,

nella casa grande,

bambina.

 

Zitta zitta

rannicchiata

in anfratti

gambe nelle braccia

cuore aperto.

 

Quatta quatta

ti attiravano le voci adulte.

 

Curiosa. Scappo.

Tappeto

Grovigli tessuti

a suon di spinte di petto

fatti a misura di corpo materno

 

Il telaio, il corpo

Le fibre, fasci d'amore

 

Assenza di tempo umano misurato

lanugine di cellule, capanna da cui partire

PORTA

Soglia

Di spavento e di salvezza

mi fa fremere

la soglia di spiaggia

come chiesa marmorea

verde-muffita.

Mi si fa incontro,

germe di una casa di spine.

TETTO

Guardo

da sotto

incerta

- occhi spalancati.

il tetto svolazzante di pioggia

appena poggiato sui muri:

guscio di testuggine marina,

spiraglio di vento.

 

INGRESSO

Zerbini

Umido odore di tigli

scalpiccii nel bagnato

di foglie,

passi,

pesanti o leggeri,

chiudono l'attesa.

Casa ri-trovata,

infanzia perduta.

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