H I L D E   M A R C H

 

CASA DEL PASSATO

La corte raccoglieva voci come acqua piovana

quattro lati di sabbia e biscotto

caldi a merenda

 

una conca dove impastare

spicchi d’ombra succo di pergola

il volo leggero degli altri

 

CASA DEL PRESENTE

Tante piccole porte

l’architetto le ha tolte

per disegnare spazi

flussi abbondanti di luce

un’emorragia di aperture.

               

Nell’angolo che raccoglie

polvere e spore

conservo lo spago

per labirinti di terra.

ANGOLO

Non c’è tempo per giocare

                                     -ripeti

noi avevamo tempo.

Era un vaso di luce

rovesciato in una stanza

piccole sfere rotolavano

bastava seguirle

per perdersi e moltiplicarsi

 

nascondersi nell’angolo

era il punto fermo

per scegliere chi eravamo.

 

PAVIMENTO

Nel riflesso del pavimento

il doppio di tutto,

le porte dormono semiaperte

il ronzio elettrico cova nei muri

qualcuno di sotto

ha sprangato l’ingresso due volte.

 

Nell’ultima ora di ovatta

raccolgo briciole,

lasciare tutto perfetto

è la liturgia che resta

prima della notte

e dei naufragi.

NIDO

Ancora cerco

dove s’incaglia il calore

l’angolo d’erba con l’ape

il posto del piatto

che raccoglie la pioggia

 

la casa di foglie per qualche lumaca

l’impronta di fango seccata

tana di fiori

dove l’ortica ritorna

e le iniziali restano.

 

MURI

Ho aspettato che i muri parlassero

rendessero piano i giorni assorbiti

come gocce di resina sul pino

 

Il muro trasforma le scorie

conserva, sorveglia, se si gira

ti mangia

POLVERE

Passi un dito sullo zucchero a velo,

l’impronta sottile il negativo

di quanto è passato.

Rosari di ore smarrite

sotto il letto, dietro le porte socchiuse,

dentro le pagine segnate da un biglietto

del libro che non tocchi,

profumato alla polvere.

 

PORTA

La porta restava chiusa,

era per le grandi occasioni

concedere il varco alla strada

mostrare il giallo e blu del pavimento

 

lo sfavillante tappeto andaluso

che invita al tè e alle preghiere

disteso su assi di legno

mangiate ogni giorno dal sale

 

FINESTRA

E’ un impasto aperto il cielo,

azzurro di coperta o tendone da circo

 

dai lombrichi alle mongolfiere il salto

 

è breve, se trapassi il vetro e non lasci

schegge sul davanzale.

 

TETTO

Dall’alto si poteva contare,

con il colore del cotto al sole

farci un disegno…

 

Apri il coperchio della scatola.

Attenta a non rovesciare.

 

CANTINA

il buio sale dagli occhi

la condensa ogni volta

poche spine alla gola

è il dazio per la via di mezzo

tra l’acqua e la terra

 

chiamarono un rabdomante

quaggiù

si scavò un pozzo

e fu pescare tutto il dimenticato

squame dalle forme antiche

 

La falda aperta erutta

e tra le mani fiorisce l’erba

CAMERA

Comodino

Mi assorbo

nello spicchio di luce elettrica

le pagine vive

compagne di furti e fughe

le pagine stanche

apripista di sonni di lava

 

Ti appoggio

sul comodino

fra le cose della notte

 

Cassetto

L’alfabeto esatto delle cose inerti

ti scoperchia

 

t’impigli a dragare sul fondo

in coralli e calcificazioni

un resto di viaggio

il ditale di metallo

infilato quaranta anni fa

 

Letto

Stendersi sotto l’ala del giorno

è un esercizio di ossa

è il bianco che incalza

e tu che avanzi a sussurri

parole di vento

come l’argento mosso tra gli olivi

 

Ulisse fece del suo letto radice

il mio scialuppa su un lago ghiacciato

si muoverà tra le canne

al calore del sonno

con le sue ossa di vetro.

 

BAGNO

La vasca è il posto delle piante

clinica per germogli ed epidermide,

si detergono le scorie

la luce è giusta.

Il ricambio di quanto cade

ha bisogno del bianco

una lima – poche gocce

una porta chiusa.

 

SALOTTO

Divano

Respirare – pensare altrove

un solo atto necessario

finché la mancanza nutre ogni fibra.

Che mi veda in partenza per mete

diverse o seduta in salotto,

occhi nell’ombra,

spettatrice notturna

avvolta nella sua coda.

 

Tappeto

Sbatti i resti alla finestra

la polvere è pezzi di pelle

pronta a sciogliersi in volo.

 

Televisione

Le parole non sono più cose

ma onde mobili - luci lampo

dietro di loro nascondi,

come manto dentro di loro

ti inabissi - vive solo le pupille

galleggianti sul buio.

 

Sedia

Pieghevole

all’occorrenza a scomparsa

 

piccolo trono mobile

dove aspettare che arrivi la noia

o fare finta di non sentire

 

da lasciare caldo e vuoto,

traccia di pensiero nomade.

CUCINA

Frigo

Programmo l’appetito con poca fede:

il freddo spolpa, riduce all’osso

ammutisce la danza del fermentare.

Cerco sul dizionario Cambusa,

una foglia sotto sale.

 

Lavatrice

Mille e duecento giri

giusti per strizzare le gocce,

dentro la pioggia a scroscio

senza lasciare traccia.

Un sommergibile inondato

attende sempre il finale della storia:

alla fine si salvarono tutti,

i corpi esterrefatti, arresi, sospesi nel sole.

 

Lavello

Mi aspetto il peggio

alla foce del tubo che erutta,

il gorgo acceso verso il basso

vulcano a rovescio,

fare all’indietro la strada dell’acqua

sulle scorie del giorno.

 

Prima di noi la lava di schiuma

evapora in fiocchi

per il prossimo inverno.

 

Bicchiere

Bere allo stesso bicchiere

è questione di poco

labbra o saliva

parole che ingoi

Lasciamo l’impronta

senza guardare.

Un sorriso trasparente

da lavare entro sera.

 

BALCONE

***

Apri lo sterno alle correnti,

la luce ti filtra tra le stecche

 

lancia lo sguardo

poggia l’orecchio a terra:

 

da qui, il mormorio sepolto

del disperso, vivo nell’ombra.

 

CANCELLO

A respirare segreti basta uno spiraglio,

lama rovente nel pomeriggio.

 

Di ferro in ferro rastrelli ore immobili.

Fermenta di strada il fuori che escludi.

 

RIPOSTIGLIO

***

Ho smesso di riporre e

dimenticare.

La mensola per gli attrezzi ci salva,

separare il chiaro dallo scuro

raggiungere in ogni momento

anche l’ultimo scaffale

è ginnastica per memorie refrattarie.

Anche se, nell’angolo più in basso,

c’è sempre un paio di scarpe

di quando camminavi altrove.

 

L'OGGETTO CHE ANCORA LA CASA

Il baule

Di legno e di cuoio che si può lucidare

custodirci la muffa,

intridere odori di polvere e piogge,

filtrare luce lenta che asciuga.

 

Il baule-radice sa aprire le cinghie

ogni peso cavato dal fondo una smossa,

piume dalle carte pigiate,

la zavorra una navicella che vola.

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