C U C I N A

SABRINA BELLINI

 

La tovaglia

Quella della domenica

di marzo

che dopo

la conta

dei ragni

della staccionata

hai macchiato col gelato.

 

La lavatrice 

Pareggio un conto

con l’amore

quando chiudo

l’oblò

e programmo il 9.

Le stoviglie

 

Non sono fatta

per troppi

per l’ingombro

dello spazio

e il chiasso

della disposizione.

Il frigo

La tua luce

sul taleggio

e il ghiaccio

con cui avvolgi

carne rossa:

elementi

di buono stato.

 

Le posate

 

La forchetta

si allarga e

l’ultimo dente

diventa all’esterno

quel piccolo arpione

 

Il cucchiaio

rammenta il fondo

delle pentole

nella punta smussata

con cui taglierà

 

Mentre,

addolcito dagli anni,

farà eco

di graffi sui piatti

il coltello.

 

L'oggetto molto misteriosa

(5 lettere)

Luce

potenza

compagnia

profumo

fantasie

dolcezza

aiuto

serenità

tempo

 

(soluzione: il forno)

L'acquaio

 

Signore

delle secche e

delle piene.

 

La visione

privilegiata

del rubinetto

 

Testimone

del ristagno o

dei vortici

in cui esitano i cocci.

 

Il tavolo

 

Siamo prossimi

tra tintinnio di  catene

un pane

che più

non nutre

chi le ha spezzate.

Il sacchetto 

Raccolta di dubbi

indifferenziati,

certezze di vetro

e fior di plastica

SILVIA CIOFI BAFFONI

 

Forno

1° giugno 2017

 

mia madre gonfiava

l'amore in forno

bollente bocca per nutrirci.

 

lievitazioni intense,

rigonfiamenti,

profumi privati.

 

elettriche le fiamme

e chiuse dentro mura.

(silvia)

 

-------------------------------------------

L'amore di mia madre

in forno

bollente bocca scura per nutrirci.

 

Lievitazioni intense,

rigonfiamenti,

profumi privati.

 

Elettriche le fiamme

e chiuse dentro le mura,

niente aie ormai per il pane.

 

Frigo

vuoto

pieno,

accumulo di fame

guerra di scorte

 

figli crescono

io mi dirado

 

bombe di aerei

abbondanza inutile

vuoto

pieno.

 

Da sbrinare.

Lavello

lì si consuma davvero

l'epilogo settembrino

incessante

 

si dilegua

in turbini

tra bucce di pomodoro

e pareti di ceramica

sbeccate

ci metto le mani

in questa tomba,

a toccarla

Tavolo

Quattro zampe ben salde a terra

un piccolo piano di legno rosso,

(i tarli ormai hanno avuto la meglio),

quattro zampe ed un piano

provenienti da oriente

traslocate a fatica per due continenti,

unico bagaglio di un uomo solo

assetato di occidente.

 

Pentola

Scodinzola

l'animo mio

fra uno sbatacchiare

di pentole, bricchi, ferraglie

e caravanserragli

come il quartiere turco

che mi brulica in testa

 

 - rame lucidato all'orizzonte.

 

Posate

Attrezzi umani

per arare campi in fila

di lino imbandito

 

per nutrirsi

o no

 

della forchetta fare

un punzecchiatore

di cuori addormentati

 

del coltello

strumento per il mondo a pezzi

nei momenti ingiusti

 

del cucchiaio d'argento

utensile per raccogliere brandelli

e riassemblare come demiurghi

crete di mondi inconsueti.

Sedia

stavi a giorni d'inverno

muta e orgogliosa

la sedia era minuta

come te sempre più

 

stavi lì

a veglia

nell'aia dei tempi duri

la crocchia ora bianca

 

la seggiolina cinese traballava,

rischiavi di cadere ogni volta

le mani intrecciate

di dolori e di fatica

 

stavi lì

attaccata al calorifero

nel buio di una casa

mai immaginata

 

stavi immobile e presente

nel buio dei miei studi

che neanche concepivi.

 

Ti assorbivo fibra a fibra

come latte materno.

 

Sedia

di veglie

sedia

di nonna

sedia

di storie

sedia

di dolori

sedia

di due cuori.

LETIZIA FANFANI

Il frigorifero 

La sua porta si spalanca sul ventre

in attesa di scorte bulimiche:

promessa di convivi improbabili e pasti ordinati

 

Memoria di festosa abbondanza

in un’estate lontana

che si squaglia in contenitori dimenticati 

 

Il forno 

Lo imbocco 

come vestale che offre 

la promessa di un focolare intimo

 

Ricambia 

sgonfiando le sue fauci benevole

con invisibili nuvole di biscotto

 

L’acquaio 

Va tutto lì,

la fatica dei mei pasti solitari

 

Guardo i resti

che non se ne vanno

 

Il secondo cervello trattiene

i rifiuti di ore nemiche

 

Le stoviglie

Le chicchere da signore

i piedini sui piedi

 

     La cena sparecchiata col magone

     domande silenziose 

 

Un piatto sul divano 

fanali di occhi negli occhi

SIMONA GAGLIARDI

 

Posate

Compagne diverse
            in forgia e funzione
Unite operaie
                 nel ruolo comune

schierate o confuse
si allineano e alternano

pronte all'aiuto   
     -raccolgono, dividono, infilzano-
mano alla mano.

Cucchiaino

Solo
nel vortice scuro
tintinna
fra sponda e sponda

Nel rito mattutino
addolcisce
col gesto

Piccolo 
nella cresta spumosa
si tuffa 
dal fondo alla cima

 

Compagno. 

Lavatrice

Spalanca la bocca 
nella stanza attende vorace
il pieno
per dare il ritmo 
al fine settimana
1 2 
3
passaggi
dentro
fuori
fuori 
dentro
Presa nei tuoi giri, 
liberate dall'acqua le mani, ma 
non la mente dai conti
in attesa
del prossimo lavaggio

Piatti

Belli
rotti
pieni
sporchi-
ti passano ogni giorno
fra le mani

 

Tovaglia

                    Veste 
morbida nel
proteggere il duro 
piano di bianco e 
      colori, ingrediente 
d'amore 
a preparare 
per tutti il pasto
             Mani 
calde di
carezze lievi
si dividono 

ritornano a 
distendere 
ogni 
        pena

 

Acquaio

Goccia
Schizza 
Striscia
Ti pulisco ed asciugo
e poi
di nuovo.
Sono schiava
della tua freddezza d’acciaio-
Mai cambia-
La mia ossessione 
di ordine e pulito
all’infinito.
Sei il mio nemico.

 

Forno
Lo sguardo appannato fra le gote in fiamme

L’odore che riempie l’attesa della tavola

 

Brucio di fame.

Sacchetto 1

Compagno di spesa
a volte incastrato
a palla o disteso
nell'accumulo
fra simili di varia natura.
Sempre pronto
ad accogliere il peso
di ogni necessità

Sacchetto 2

Sei ricchezza del vuoto
contieni
possibilità.

Senza il tuo
niente avrebbe un posto
per viaggiare,
attendere
sparire.

LETIZIA FANFANI

Il frigorifero 

La sua porta si spalanca sul ventre

in attesa di scorte bulimiche:

promessa di convivi improbabili e pasti ordinati

 

Memoria di festosa abbondanza

in un’estate lontana

che si squaglia in contenitori dimenticati 

Il forno 

Lo imbocco 

come vestale che offre 

la promessa di un focolare intimo

 

Ricambia 

sgonfiando le sue fauci benevole

con invisibili nuvole di biscotto

L’acquaio 

Va tutto lì,

la fatica dei mei pasti solitari

 

Guardo i resti

che non se ne vanno

 

Il secondo cervello trattiene

i rifiuti di ore nemiche

Le stoviglie

Le chicchere da signore

i piedini sui piedi

 

     La cena sparecchiata col magone

     domande silenziose 

 

Un piatto sul divano 

fanali di occhi negli occhi

HILDE MARCH

Bicchiere

Bere allo stesso bicchiere
è questione di poco
labbra o saliva
parole che ingoi
Lasciamo l’impronta
senza guardare.
Un sorriso trasparente
da lavare entro sera.

Frigo

Programmo l’appetito con poca fede:

il freddo spolpa, riduce all’osso

ammutisce la danza del fermentare.

Cerco sul dizionario Cambusa,

una foglia sotto sale.

Lavello

Mi aspetto il peggio

alla foce del tubo che erutta,

il gorgo acceso verso il basso

vulcano a rovescio,

fare all’indietro la strada dell’acqua

sulle scorie del giorno.

 

Prima di noi la lava di schiuma

evapora in fiocchi

per il prossimo inverno.

IACOPO NINNI

Cucinamadre
Una cucinamadre
non stabilisce il numero
dei piatti né programma
la scansione degli odori.
Una cucinamadre
genera rituali
moltiplica pani, pesci
e poi caffè.
Una cucinamadre
dispone altre stanze e
si rinchiude retrattile
nel suo pulito postprandiale
dorme sogni precisi e
non si scompone nel sonno.
Una cucinamadre
non dimentica

(da Cosedicasa, dotcom press, Milano 2017)

BRENDA PORSTER

Tavola

A tavola!

 

Non stavo mai composta a tavola --

con una gamba ripiegata 

e l’altra che ciondolava a vuoto

immergevo il cucchiaio nel piatto,

ma la mia ingordigia era tutta

per lo scritto: l’alfabeto 

era il cibo che desideravo divorare.

 

A volte tenevo un libro nascosto

(non sempre  permesso persino

nella distratta tolleranza di casa mia).

Al bisogno si prestava una scatola di cereali

con l’incanto dei suoi ingredienti --

     frumento, sciroppo di glucosio, agente lievitante

                (e cosa era un agente lievitante

                e dove voleva volare?)

 

Anche la pastina a forma di lettere

serviva a comporre amorosamente

parole salvate dall’annegamento

nel laghetto del brodo di pollo.

L'acquaio

Dalla coda dell’occhio la vedo

davanti all’acquaio

tra un piatto risciacquato e l’altro

fa il tip-tap per me

e per l’amica invitata a pranzo

(un panino al tonno, forse,

una mela o un dolcino,

con la fretta di tornare a scuola

per le lezioni pomeridiane).

 

Da bambina aveva cantato

alla radio per ‘The Children’s Hour’  

  and here she is now for you --

                little Dorothy Polsky!

avranno detto.

 

e io che la guardo ora, incerta

tra l’imbarazzo e l’orgoglio

di avere una mamma così.

Il forno

                           ‘Nothin’ says lovin’ like somethin’ in the oven …

 

Forse a fare decidere la mamma

era stata l’ultima visita della zia antipatica

che aveva cani e non bambini

e che portava sempre ‘qualcosa fatto in forno’,

piazzandolo sul tavolo di cucina

con quella sua aria di superiorità.

 

E adesso eccoci a guardare

in dubbioso silenzio l’enormità

che cresce nel forno:

continuano a gonfiarsi

i biscotti.

 

Quando li tiriamo fuori

e, caute, li assaggiamo

sanno di sale

e di amaro.

Stoviglie

Innamorata di bowl

da sempre

e meno di ciotola --

bowl è più tonda

e profonda

con la ‘o’ che gira nella gola

per risalire sulla lingua della ‘l’

seguendo la curva della cosa.

MARCO SIMONELLI

 

Acquaio

Cartolina da G.

 

La nostra prima notte senza te

si rivelò alquanto turbolenta:

svegliati all’improvviso da una scossa

corremmo fuori in strada, temevamo

che questa casa ci crollasse addosso.

 

La mattina facendo colazione

un odore di gas ci preoccupava.

L’acquaio si intasò per ben due volte

ed una sera un tubo rotto a valle

seccò completamente i rubinetti.

 

La notte scorsa invece un urlo stridulo

echeggiava nel bosco circostante.

La montagna sembrava lamentarsi

espellere il dolore con un rantolo.

“Il richiamo del cervo innamorato”

 

assicura la gente di quassù.

A tavola

"E fra voi due chi è che fa la donna?"

Ce lo chiede verso il dolce
dopo un primo con le arselle
e un secondo a base di branzino.

 

Per lui è naturale chiederlo.
A tavola, si sa
la confidenza aumenta.

Pare scortese glissare e non rispondere
e certo non è il caso di discutere,
tentare di spiegargli che due uomini

dispongono di modi più creativi
per divertirsi a letto.
Così gli raccontiamo

questo nostro segreto inconfessabile,
arcana metamorfosi notturna
sempre pronta a mutarci in qualcos'altro:

di come il seno cresca e il pene cada,
della voce che s'alza d'un'ottava,
di come bestiali ci accoppiamo


- animali feroci come gli uomini -
per poi tornare a correre ululando
alla mannara faccia della luna.

(da Le buone maniere, Valigie Rosse, 2018)

MASSIMO VEZZOSI

Colino

si muove lontano,

              flessa dal peso

e le preghiere bucate,

porta canestri di acqua

raccogliendo spighe di temporali.

 

                       ora sversa dentro a fuori

                       setacciando i pezzi morti.

 

                       ora che le dita sono acqua

                       e affonda se tenta di toccarsi.

Piatto

il tuffo è nel rigo sul bordo (azzurro/e la risacca trascina in un periplo di infinito mare)

                                      ( lega le dita il filo di vetro/le affoga fonde)

 

schianta una crosta di fame le viti delle ossa sul duro dello smalto.

STEFANIA ZAMPIGA

***

nel luogo della sopravvivenza

coltelli e fuoco

ripetono riti di purificazione

e nutrimento

***

mi sento intraprendente:

aspetto l’esaurimento delle scorte

per gustar piatti comunque raffinati

Frigorifero

vorrei un giorno aprire lo sportello

e tirar fuori momenti messi

in appositi contenitori

 

pronti da consumare

dopo aver tolto

eventuali filamenti

 

come il risveglio domenicale

colto nel tepore delle lenzuola

ripulito da discussioni non volute

 

Lavandino

come quelli che ora sono tornati di moda

era di pietra allungato

con la vasca poco profonda

 

vicino alla cucina economica

dove gli anelli di ferro

lasciavano vedere il fuoco

 

adesso spaventa

essere la sola depositaria

del ricordo

 

Tovaglietta

Nonostante mangiamo allo stesso tavolo

ciascuno cade nel proprio ambito

 

lo spazio di movimento è una striscia

dove stendere posate piatti, bicchieri

 

dai confini chiaramente delineati

è difficile arrivare nel territorio dell’altro

Oggetto che ancora la casa

E quindi l'ho portato con me

unico rimasto

di un set di dodici con caraffa

 

bicchiere di vetro lavorato

sottile come i fili d'erba

sabbiati che lo decorano

 

filatura sul bordo

e punti piccoli e grandi

di oro zecchino

usato per l'aranciata-

 

ora ci bevo il sogno

di un passato perfetto

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