S A L O T T O

SABRINA BELLINI

Il muro

E’ tela

radura per volti

e stagioni

 

Separa

le coperte segrete

silenzio ovunque

 

Labbra

per le diverse voci

sparse nel corpo

 

E guado

per il ventre

delle finestre.

Il divano

Suolo di pelle

attacca le vene

alla quiete spinta

che genera

risacche di conforto.

La radio

Ti accendo

quando è lunga

la solitudine

o il viaggio

e quando

la casa dismessa

reclama la pace.

 

La libreria

I mattoni

di un timido amore

scale, ingranaggi

quei letti

di tante parole

acrobazie e versi.

La TV

Ti lodo

quando guardare

le immagini piatte

mi restituisce

al peso.

SILVIA CIOFI BAFFONI

Divano

Sconosciuta affondo

in tappezzerie fastose

di fatiche materne,

fiori sgualciti

da levarti la pelle.

Un'adolescenza a morire

questa stagione.

Tappeto

Grovigli tessuti

a suon di spinte di petto

fatti a misura di corpo materno

 

Il telaio, il corpo

Le fibre, fasci d'amore

 

Assenza di tempo umano misurato

lanugine di cellule, capanna da cui partire.

Libreria

Quando ho paura cerco conforto

nelle righe di una pagina,

quando la curiosità incombe pressante

mi tuffo nel tesoro di parole

alla ricerca di ori luminosi

nei libri arruffati di tempo.

Attraversando la casa

ammiro scaffali ricolmi

porto sicuro per tutte le tempeste.

Tv

Tornavo distrutta.

Troppi ragionamenti,

troppe esplorazioni

su piste inusitate.

Quel pulsante lo accendevo

con la mano:

il tubo catodico iniziava

a sputare

immagini azzurrognole

sbrilluccicanti

- bazooka della mente,

subito pronto ad annientare

ogni neurone critico.

Silenzio cerebrale.

LETIZIA FANFANI

Il divano

La zavorra sprofonda ma non molla la presa

la frenesia trova a volte un approdo

mentre gli occhi annusano muri di vento

 

Immagino il silenzio quieto di pagine in attesa

Il tavolo 

Il piano solido 

aspetta paziente

 

trasparente come le mie intenzioni

 

che non poggiano mai

su gambe sicure 

La libreria 

Le guardavo affamata,

costole sobrie imbevute 

di segreti e promesse

suppellettili mia condivise.

 

Un’eredità rimasta feto

ha preso il volo ma

qualche granello è rimasto

e attende concime.

La radio 

Occhio solitario che ruotando 

vira i miei pensieri

corpo etereo pretende attenzione 

e come spugna risucchia le ombre.

 

La televisione 

Vuoto che si riempie di vuoto:

un rumore di sottofondo

dal deserto nella stanza dei giochi

al brusio in un bar di estranei

 

Un palinsesto logoro tiene il sonno vigile

LILIANA GRUEFF

La scrivania

1

Grande

piano orizzontale

su cavalletti (come tutti

gli studenti architetti)

per  appoggiare, in ordine,

il futuro

 

      (all’occorrenza  ci si poteva anche mangiare)

 

2

ora, strati incostanti

non domati, accumulati

segni  di un presente aggrovigliato

il futuro si è accorciato

 

      (anche la scrivania è più piccola)  

Il tappeto

Un tappeto

mi hanno detto

racconta una storia lontana

la vita di chi l’ha annodato

 

e qui dove cambia il disegno

dove muta la regola

mi domando  che cosa hai tessuto

che cosa è accaduto

 

e  proprio  qui me lo volevi dire.

la sedia 

una schiena lo sa

se è stata fatta per lei

o per affermare

qualche vanità

HILDE MARCH

Divano

Respirare – pensare altrove

un solo atto necessario

finché la mancanza nutre ogni fibra.

Che mi veda in partenza per mete

diverse o seduta in salotto,

occhi nell’ombra,

spettatrice notturna

avvolta nella sua coda.

Tappeto

Sbatti i resti alla finestra

la polvere è pezzi di pelle

pronta a sciogliersi in volo.

Televisione

Le parole non sono più cose

ma onde mobili - luci lampo

dietro di loro nascondi,

come manto dentro di loro

ti inabissi - vive solo le pupille

galleggianti sul buio.

Sedia

Pieghevole

all’occorrenza a scomparsa

 

piccolo trono mobile

dove aspettare che arrivi la noia

o fare finta di non sentire

 

da lasciare caldo e vuoto,

traccia di pensiero nomade.

BRENDA PORSTER

Televisione

Quelle erano lunghissime serate d’estate

quando giocavamo per strada con la palla

e con la parola sull’altalena nel patio.

 

Al rientro era sempre accesa,

la televisione, con la sua fosforescente

verde inquietante, nel salotto

vuoto

MARCO SIMONELLI

Divano

Nel silenzio serale del palazzo
impari a riconoscere i segnali:
il tono della voce che si alza,
una porta sbattuta con rancore,
il rumore dei passi sul parquet
la loro direzione di distanza.
Qualcuno dormirà nell'altra stanza
sdraiato sul divano, in punizione.
A volte un commento di singhiozzi
accompagna l'intera esecuzione.

(da Le buone maniere,

Valigie Rosse, 2018)

Interno con tavolo

Alle volte vorrei tornare tronco

con le vene che crescono ad anelli.

 

Conobbi presto l'ascia e non fui più

foresta e moltitudine di rami

ma nuda asse piallata

un misero elemento d'assemblaggio.

 

Ora subisco sorte solitaria

di triste tavolino da caffè.

 

Ereditato ma mai realmente amato

sopporto con coraggio il mio destino

subendo sul mio corpo il vile oltraggio

di questo insulso, orribile centrino.

Lampada da tavolo

Sotto un fascio di luce trasversale

lo scriba traccia il fosco scarabocchio,

un altro resoconto del respiro:

 

enfatico, solenne e un po’ fiscale

già scandisce l’ennesimo malocchio

stringendo fra le dita la sua biro.

MARZIA TATINI

Il divano

Non un attimo di pace

solo vuoto che diventa

        sonno

 

Imprigionata da fili

di stanchezza

sfioro un lusso

che non so godere.

 

Nessun appoggio:

sono io il sostegno.

MASSIMO VEZZOSI

Lampada

l'improvviso luminoso spiovere traverso

spinge dalla tempia l'annerire

con scosse impercettibili (scatti brevi

                                    nella paura di non riaffiorare dal bordo dello sprofondo,

                                                                               oltre il recinto dove vive)

 

della pietra estratta dalla cava del petto

rivela in strati di minima luce il formicolare sommerso di sillabe mute,

gli inizi di una duratura sconfitta.

 

Tappeto

ora mette sopra piedi scalzi/muove sul disegno irregolare del giorno/

un avanzare di polpastrelli lungo il filo spinoso dell'ordito/dolori nei nodi allineati/

- esausta si stende nel fitto della trama/cuce un riparo per la notte 

L'animale della casa

il gatto

(dalle vertebre l'arco sinuoso del silenzio scivola millenni immobili, scheggia scintille dal giallo-verde)

 

                                

tra gli spessori delle cose

guiderai nella notte

                                      a cacciare il topo di luce.

STEFANIA ZAMPIGA

Divano

due modi che conosco  

in cui il corpo si può sedere

 

a peso morto ignorare tutto

urtando pelle carne ed ossa

con schianto di  forte attrito

voragini nel ritmo di fluidi e masse

sbattendo e schiacciando particelle

in assenza di rimbalzo

 

oppure procedere

per rilascio graduale

agendo la discesa

a una velocità che permetta

di liberarsi dal contenimento

costruire l’impatto

in un contatto gradito

nell’estensione della gravità

respiro elabora distanze

e approdi a forme di vita

diverse da sé

Libreria

Mi piace il tuo lasciare sfumati

i titoli che porti ammassati

 

oltre vetri opachi

occhi di visioni interiori

 

legno-carne protegge

parole che continuano a meditarsi:

 

come te conosco la vitalità 

dietro le righe.

Lampada

bastava la tua versione dei fatti

 

meglio  sopportare il buio

con insidie di spigoli e muri

e andare a tastoni

piuttosto che prendere una scala

svitare e vedere

come funziona.

Animale domestico

forse mancava  un gatto

a tracciare curve

procedendo

per passi felpati

 

saltando sostenuto 

sulla gravità

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