M A R C O   S I M O N E L L I

ALTRE CASE

Casa futura

Un giorno in casa nostra

troveremo la morte ad aspettarci.

A te la cosa non farà piacere:

“Che diamine”, dirai, “avrebbe anche potuto

mandare un messaggino”.

 

Tu cercherai comunque di fingerti cordiale

“La prego non stia lì, s’accomodi in salotto”

e con modi da perfetto anfitrione

l’aiuterai galante a togliersi il cappotto.

CAMERA DA LETTO

Letto

Sotto il letto

 

Per tutto il giorno resta ben nascosto,

disteso fra la polvere e le scatole da scarpe.

Fa finta di non esserci ma c'è.

La sera osserva ogni nostra mossa

 

conosce i nostri piedi e le pantofole.

Ci ascolta mentre ignari ci infiliamo

dentro ai nostri pigiami in fibra organica

e stanchi ci diciamo buonanotte

 

per poi girarci dandoci le spalle.

Solo quando la luce se ne va

i suoi occhi si accendono nel buio.

Allora mette fuori il braccio destro,

 

muovendosi sui gomiti

sguscia fuori dal suo nascondiglio,

s'aggrappa alla coperta e sale su.

Io non credo che voglia farci male.

 

Forse soffre di freddo e solitudine

per questo si trascina in mezzo a noi

e resta rannicchiato fino all’alba

fra queste nostre schiene indifferenti.

SALOTTO

Divano

Nel silenzio serale del palazzo
impari a riconoscere i segnali:
il tono della voce che si alza,
una porta sbattuta con rancore,
il rumore dei passi sul parquet
la loro direzione di distanza.
Qualcuno dormirà nell'altra stanza
sdraiato sul divano, in punizione.
A volte un commento di singhiozzi
accompagna l'intera esecuzione.

(da Le buone maniere, Valigie Rosse, 2018)

INGRESSO

Scale

Amiche mie

 

Da quando mi accettarono in congrega

di rado ho saltato il nostro appuntamento:

 

all’ora convenuta suoniamo il campanello

sgusciamo uno per uno nell’androne

 

salendo scale ripide in palazzi

che dal di fuori non penseresti mai

 

teatri di simili raduni.

In cerchio intorno al tavolo

 

ci scambiamo le foglie

dei nostri rispettivi vaticini,

 

controlliamo i responsi delle viscere

come aruspici col pelo sullo stomaco

 

sovente poi parliamo con i morti

oppure con creature non visibili

 

agli occhi intorpiditi dei mortali.

Una volta conclusi i sortilegi

 

stabiliamo il convegno successivo:

“Avvenga con la pioggia, i lampi e i tuoni -

 

è tassativo”.

ALTRE CASE

Oggetto che àncora la casa

Lari

 

Ma quando i vivi spengono la luce

e fra le coltri prendono a russare

noi usciamo dai nostri tabernacoli

per osservarli ancora da vicino.

 

Li avremmo preferiti un po’ più saggi

e certamente meno spendaccioni.

Delle volte si sono rivelati

autentiche e cocenti delusioni.

 

Il modo in cui si parlano denota

un astio non sopito e scarso affetto.

Pensarsi non compresi è stato il loro

più grande ed inguaribile difetto.

 

Dopotutto non sono affari nostri

i loro irrimediabili contrasti.

Ci basta di saperli ancora insieme

nonostante i reciproci disastri.

GIARDINO

Animale domestico

Brooke

 

Nel giardino di una casa al mare

un micino batuffolo di coccole:

avevi già deciso che eravamo

la famiglia predestinata a te.

 

Nulla ti smosse da quella certezza.

E come potevamo liberarcene?

Mentre bevevi il latte dal piattino

emanavi puzzette e tenerezza.

 

Ti strusciavi agli angoli dei mobili

la coda come un punto di domanda.

Eri femmina e per giunta opportunista

per questo ti chiamammo come lei

 

l’eroina di Beautiful, la soap

che ci riuniva a tavola alle una.

Hai vissuto vent’anni come Highlander

indisturbata come un geroglìfico

 

regina incontrastata del programma

primattrice del nostro feuilleton.

Ti prego, no. Non puoi morire adesso

andartene così, come se avessero

 

deciso di rescinderti il contratto.

Rimani ancora per questo Natale.

Non puoi sapere quanto si sta male

sotto le feste se ti è morto il gatto.

SOFFITTA

valige vuote e quadri allucinanti

quelle croste che mai volesti in casa

e l’albero sintetico insieme alle palline

 

la piccola legione di Betlemme

col caravanserraglio di pastori:

la madre certa, il padre putativo

 

i tre re magi intenti ad adorare

un bambinello biondo di ceramica

che sopravvive senza mani e piedi

 

perlomeno da un paio di traslochi.

CUCINA

Acquaio

Cartolina da G.

 

La nostra prima notte senza te

si rivelò alquanto turbolenta:

svegliati all’improvviso da una scossa

corremmo fuori in strada, temevamo

che questa casa ci crollasse addosso.

 

La mattina facendo colazione

un odore di gas ci preoccupava.

L’acquaio si intasò per ben due volte

ed una sera un tubo rotto a valle

seccò completamente i rubinetti.

 

La notte scorsa invece un urlo stridulo

echeggiava nel bosco circostante.

La montagna sembrava lamentarsi

espellere il dolore con un rantolo.

“Il richiamo del cervo innamorato”

 

assicura la gente di quassù.

A tavola

"E fra voi due chi è che fa la donna?"

Ce lo chiede verso il dolce
dopo un primo con le arselle
e un secondo a base di branzino.

 

Per lui è naturale chiederlo.
A tavola, si sa
la confidenza aumenta.

Pare scortese glissare e non rispondere
e certo non è il caso di discutere,
tentare di spiegargli che due uomini

dispongono di modi più creativi
per divertirsi a letto.
Così gli raccontiamo

questo nostro segreto inconfessabile,
arcana metamorfosi notturna
sempre pronta a mutarci in qualcos'altro:

di come il seno cresca e il pene cada,
della voce che s'alza d'un'ottava,
di come bestiali ci accoppiamo


- animali feroci come gli uomini -
per poi tornare a correre ululando
alla mannara faccia della luna.

(da Le buone maniere, Valigie Rosse, 2018)

ALTRE CASE

Nido

Cacanìdio

 

Della nidiata è l’ultimo, il più piccolo,

quello che esce dal guscio dopo gli altri

e più degli altri sporca

il nido con le feci.

Imparerà a volare troppo tardi

sbattendo le ali implumi quando ormai

la mamma e il babbo insieme ai suoi fratelli

già migrano compatti nello stormo.

Non è raro trovarli ai primi freddi

smarriti o intirizziti sotto gli alberi.

SALOTTO

Tavolino

Interno con tavolo

 

Alle volte vorrei tornare tronco

con le vene che crescono ad anelli.

 

Conobbi presto l'ascia e non fui più

foresta e moltitudine di rami

ma nuda asse piallata

un misero elemento d'assemblaggio.

 

Ora subisco sorte solitaria

di triste tavolino da caffè.

 

Ereditato ma mai realmente amato

sopporto con coraggio il mio destino

subendo sul mio corpo il vile oltraggio

di questo insulso, orribile centrino.

Lampada da tavolo

Sotto un fascio di luce trasversale

lo scriba traccia il fosco scarabocchio,

un altro resoconto del respiro:

 

enfatico, solenne e un po’ fiscale

già scandisce l’ennesimo malocchio

stringendo fra le dita la sua biro.

ALTRE CASE

Polvere

ma queste particelle impercettibili

eserciti sospesi in trasparenza

nel loro fluttuare si rivelano

desquamazioni, forfore, millimetri

 

nostro sfarsi, ridursi di farina

strato friabile, pelle che si sbriciola

le cellule che fummo e che perdemmo

erose all’aria, spinte sotto i mobili

BAGNO

In bagno

 

Mentre fuori prosegue la serata

tu richiudi la porta alle tue spalle.

Con un giro di chiave t’assicuri

che nessuno, nemmeno per errore

possa entrare violando la tua privacy.

 

Adesso puoi permetterti di piangere.

Puoi farlo in santa pace, è tuo diritto.

Ricordati però di aprire un rubinetto.

È necessario uno scroscio d’acqua

per attutire il suono dei singhiozzi.

 

Strapperai un po’ di carta igienica

per soffiarti il naso gocciolante

e dopo un bel respiro sarai pronto

a tornare dagli altri nel salone.

Coraggio. Fatti forza e non scordare

 

di tirare per finta lo sciacquone.

(da Il pianto dell'aragosta, d'if, 2015)

CAMERA DA LETTO

Armadio (2)

Hai deciso di vivere

rinchiuso nell’armadio.

Ci stai comodamente

soprattutto d’estate -

lì dentro fa più fresco.

 

Sul fondo hai fatto un buco per i piedi

così ti puoi spostare a piacimento.

La mattina fai colazione al bar,

il cameriere bussa all’anta destra

porgendoti il cornetto col caffè.

Tu apri uno spiraglio, mangi e bevi

almeno non fai briciole per terra.

 

La cosa più importante è far finta di niente.

La gente alla fermata spesso ride di te

ma questo non ti tocca, dopotutto

non possono vederti mentre piangi.

 

È ovviamente scomodo vivere così

ma sei un tipo pieno di risorse

e presto impari l’arte di confonderti

coi pezzi del mobilio preesistente

al punto che in ufficio il direttore

ti scambia per l’archivio dei faldoni.

 

La notte spesso accosto

l’orecchio alla tua anta,

ascolto il tuo respiro

appeso fra le giacche e le camicie

 

il tuo cuore che batte attutito

almeno da un milione di maglioni.

(da Le buone maniere, Valigie Rosse, 2018)

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